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Vendita depuratori d'acqua. Pratiche commerciali scorrette. La denuncia di LegaConsumatori

ROVIGO • Il modus operandi è sempre lo stesso. Prima arriva a casa una persona affabile e a modo che ti propone il prodotto descrivendolo come una vera occasione, poi al secondo appuntamento si presenta un altro incaricato commerciale che, con minacce e pressioni psicologiche, ti costringe ad accettare e firmare condizioni economiche diverse da quelle proposte in precedenza.

Sono già tre le famiglie polesane che negli ultimi mesi si sono rivolte all’associazione Lega Consumatori di Rovigo per chiedere assistenza legale per recedere dal contratto di acquisto di un depuratore d’acqua proposto da un’azienda padovana con modalità poco ortodosse e, a quanto riferito dagli interessati, vessatorie e minacciose.

Il racconto è identico da parte dei clienti. 


Viene fissato un appuntamento telefonico per un primo incontro illustrativo del prodotto senza impegno, poi si presenta a casa un collaboratore dell’azienda che propone l’impianto, senza alcuna brochure con le caratteristiche tecniche o una scheda illustrativa dell’azienda, da pagare in piccole rate di circa 34 euro al mese per 15 anni, per un valore di alcune migliaia di euro. Il cliente accetta e firma un contratto senza però definire le modalità di pagamento, A quello ci avrebbe pensato un altro responsabile commerciale.


Dopo un po’ di tempo la ditta di Padova invia un tecnico per l’installazione e dopo aver fatto trascorrere più giorni di quelli previsti per un eventuale recesso, arriva l’ultimo incaricato. E sono qui che sorgono i veri problemi.

“Questo fantomatico personaggio inizia a dirmi che se voglio inserire la spesa in detrazione devo fare un finanziamento al massimo di 7 anni con una finanziaria – spiega B. F. di Rovigo – con cui avrei dovuto pagare una rata tripla da quella proposta. Gli ho risposto che non erano queste le condizioni e che non volevo più il depuratore, anche perché dopo 15 giorni già non funzionava più. Ha iniziato ad incalzare dicendomi che avrei dovuto pagare 2000 euro subito perché quell’impianto ha un costo e che mi conveniva fare il finanziamento. Mi sono messa a piangere per l’angoscia, mi sentivo presa in giro, non potevo pagare i 2000 euro e non volevo attivare un finanziamento, ma la pressione è stata tale, alla presenza anche di mio figlio minorenne, che ho firmato per paura delle conseguenze”. Anche G.B. e G.G. hanno subìto la stessa insistenza aggressiva, con una tempistica alquanto sospetta tra una visita e l’altra. “Con questa azienda abbiamo già risolto un primo caso poco tempo fa, ottenendo la risoluzione del contratto senza spese, ma a quanto pare le pratiche commerciali scorrette persistono ed il nostro intervento non è bastato – spiega l’avvocato Enrico Scarazzati della Lega Consumatori -. Utilizzano l’arma della pressione psicologica per forzare la firma del contratto, senza dare alcuna informazione sul diritto di recesso e con un metodo che non rispetta le regole di comportamento imposte dal Codice del Consumo nell’ambito dei rapporti commerciali (professionista-consumatore). La nostra associazione è al fianco e tutela tutte quelle famiglie che si sentono a tutti gli effetti maltrattate”.

 

“Io fortunatamente sono riuscita a togliermi questo fardello, grazie alla Lega Consumatori – racconta G.B. - anche perché dopo l’installazione saltava sempre la corrente. Continuava a chiamarmi credo il titolare dell’azienda con toni aggressivi che ho registrato e quando è venuto il tecnico a disinstallarlo l’ho persino filmato, perché non mi fidavo”. “E’ stata un’esperienza molto negativa – afferma G.G. -. Volevamo prendere il depuratore per la mia bambina che è molto piccola e abbiamo firmato il contratto che prevedeva una rata di 32 euro al mese per 14 anni. Poi, però, hanno cambiato le carte in tavola, la rata è triplicata e per di più, per scaricare i costi, mi hanno fatto attivare un finanziamento. Non nascondo che piangevo quando mi hanno detto che non avevo altra possibilità, perché non lavoro e con uno stipendio anche 60 euro in più fanno la differenza. Ho provato a dire che non volevo più il depuratore, ma mi hanno minacciato dicendomi che avrei dovuto pagare il 30% del suo valore, una clausola che non era scritta nel contratto. L’incaricato non ha avuto alcuno scrupolo e nemmeno un po’ di comprensione”. “A me continuava a scrivere su whatsapp o a telefonare il titolare – continua B.F. - nonostante avessi detto chiaramente che mi ero rivolta alla Lega Consumatori e che avrebbe dovuto rivolgersi all’associazione”.

Ora due casi sono ancora aperti con un contenzioso che l’associazione sta seguendo. “Invitiamo tutti coloro che fossero stati vittima di pratiche commerciali scorrette e aggressive - conclude l’avvocato Scarazzati – di non soffrire in silenzio e di rivolgersi alla nostra associazione per essere tutelati. Il Codice del Consumo attribuisce dei “super poteri” a chi è vittima di queste condotte truffaldine. Vogliamo, con questi casi, avvertire i consumatori che, prima di firmare qualsiasi tipo di contratto, sarebbe opportuno chiedere precise informazioni e poter consultare con calma e serenità le condizioni del contratto di vendita e di quelli accessori di finanziamento. Il professionista è obbligato a dare queste informazioni preventive in maniera chiara e trasparente, prima di vincolare il consumatore all’acquisto di beni o servizi anche con collegati contratti accessori di finanziamento.

Se del caso non esitate a rivolgervi all’Associazione dei Consumatori, per qualsiasi chiarimento, l’informazione di primo contatto è gratuita.


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