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Crostoli e Chiacchiere la storia e tradizioni dei dolci a tavola

Con Natale alle porte, voltato l'anno già si vedono i dolci di Carnevale!

E' già tempo di frittelle, "crostoli" o chiacchiere tipici dolci del Carnevale, una delle feste più amate dai più piccoli ma anche dai golosi!

Bugie, cenci, frappe, galani o cròstoli:

i dolci tipici di Carnevale cambiano nome a seconda della regione d'Italia in cui si mangiano, ma la ricetta è molto simile dappertutto. Ma quali sono le origini di questa ricorrenza?

La parola carnevale deriva dal latino carnem levare ("eliminare la carne"), poiché indicava il banchetto che si teneva l'ultimo giorno (Martedì grasso) precedente al periodo di astinenza e di digiuno della Quaresima.


Tanta storia e molte chiacchiere

Friabili, dorate, rettangolari, con una spolverata abbondante di zucchero a velo: le chiacchiere di Carnevale hanno un aspetto e un sapore davvero inconfondibili.

La storia delle chiacchiere di Carnevale è molto antica. Le origini risalgono, infatti, a quando nell’antica Roma si celebravano i Saturnali, una festa molto simile al Carnevale odierno. Durante questo periodo di banchetti e feste popolari, in cui tutti i canoni sociali venivano ribaltati, uno dei simboli d’eccesso erano le frictilia, dolci fritti nel grasso di maiale, distribuiti alla folla fra le strade della città. 

Nella storia uno dei prodotti tipici del Carnevale è il maiale simbolo di lussuria e di tentazione e non a caso i festeggiamenti cominciano proprio nel giorno di Sant’Antonio Abate (17 gennaio) da sempre, iconograficamente, rappresentato con il fuoco e il maiale proprio per aver vinto sulle tentazioni del diavolo e sulle passioni.

 

"A Carnevale ogni scherzo vale, e se già Seneca pensava che ‘una volta all’anno è lecito essere folli’ e Lorenzo il Magnifico, in occasione di carri carnacialeschi, scriveva: ‘Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza… brindiamo, friggiamo e godiamoci la spensieratezza."

 

Tanti nomi per una sola ricetta:

Bugie in Liguria, cenci in Toscana, frappe a Roma, galani in Veneto, cròstoli in Friuli. Il nome delle chiacchiere di Carnevale varia da regione a regione e in alcuni casi anche da città a città, ma la ricetta è più o meno sempre la stessa. L’impasto è a base di farina (500 grammi), zucchero (80 g), burro(50 g), tre uova. C’è poi chi aggiunge del Marsala, chi del vino bianco, chi del Vin Santo, chi ancora della grappa. Le varianti dipendono ovviamente dalle usanze regionali. Sottili o un po’ più corpose, le chiacchiere di Carnevale devono avere le bolle, segno che la sfoglia è stata tirata a dovere e la frittura è stata fatta a regola d’arte.

Hanno un apporto energetico elevato, conferito non dagli ingredienti dell'impasto, quanto dall'uso dell'olio per la frittura - che, con tutta probabilità, negli anni ha sostituito il ben più tradizionale strutto di maiale. Meglio quindi non mangiarne troppe!

 

"Sebbene il cristianesimo abbia cercato da sempre di reprimere le antiche pratiche pagane, il desiderio di dare libero sfogo alle passioni torna fatalmente perché è insito nella natura umana e, seppure in maniera molto più smussata, questa antica celebrazione del piacere è stata rinviata tra febbraio e inizio marzo e predispone al periodo buio e di astinenza della Quaresima prima della rinascita della natura in Primavera e quindi della Pasqua.

Così come genericamente, oggi, se ne conservano le caratteristiche dei festeggiamenti se ne conservano anche i piatti e i dolci preparati per l’occasione."